La Polinesia Francese da sempre occupa un posto speciale nel cuore degli appassionati di surf. Negli anni ’80 gli antichi Maohi si divertivano a surfare un reef al largo del villaggio di Teahupoo, all’estremità meridionale dell’isola di Tahiti, sdraiandosi su una tavola di legno e lasciandosi portare a riva dalla “vague de récif”, l’onda della barriera corallina. Oggi i surfisti accorrono da tutto il mondo per cavalcare un’onda enorme, un grattacielo d’acqua che può raggiungere i 7 metri d’altezza, che arriva solamente una volta l’anno. Teahupoo, ovvero l’onda perfetta. Una massa d’acqua che si forma al largo della barriera corallina, inizia a crescere, svettando come una parete da scalare e corre per chilometri sull’oceano. I coraggiosi che vogliono gareggiare con lei si danno appuntamento a Tehaupoo, il surf spot considerato uno dei più belli del mondo, per la competizione di surf più prestigiosa e ambita: Il Billabong Pro, una tappa dell’ASP World Tour, i campionati del mondo di surf che si svolgono ogni anno a maggio. Thierry Vernaudon è stato il primo in assoluto a surfare le pareti di Teahupoo nel 1985, secondo solo alla regina Hinararure’a che, in base alla leggenda, riusciva a cavalcare le onde stando in equilibrio su un pesce piatto. Nel 2000 il campione di surf Laird Hamilton ha atteso e surfato per tutta la sua lunghezza la più grande onda mai registrata a Teahupoo, etichettata dalla rivista Surfer come l’onda del Millennio. Sfogliando le foto scattate da Tim McKenna, australiano “ammalato” di Polinesia, autore del recente libro “Teahupoo, la mitica onda di Tahiti”, non si può fare a meno di vedere quest’onda come una divinità che permette a questi “eroi” di essere cavalcata. Tahiti è l’Eldorado per i surfisti ma è anche l’isola ideale per chi vuole godersi in tutta tranquillità le calme acque della laguna: l’azzurro perfetto dell’oceano che circonda i suoi arcipelaghi, il verde della sua natura incontaminata e la voglia di perdersi in un infinito blu.
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