Quando pensiamo ad un deserto pensiamo subito alle dune e alla sabbia, a colori infuocati e scenari spettacolari creati dallo scorrere dei millenni. La nascita di un deserto è infatti un lunghissimo processo. Gli sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte, provocano delle dilatazioni e delle contrazioni delle rocce, a lungo andare le rocce si spaccano e si sgretolano in blocchi sempre più piccoli, sempre più piccoli, fino ad arrivare alla sabbia, che è costituita dai granelli più duri. Il vento trasportando la sabbia, leviga, usura e pialla i rilievi come fosse carta vetro e questo porta alla formazione di nuovi granelli. Insomma la sabbia che vediamo tutt’attorno a noi, non è altro che ciò che rimane di intere montagne demolite ed è un processo senza fine, che va avanti fin dalla Preistoria. Nel deserto del Namib, il più vecchio del pianeta, spazi immensi si susseguono infi niti dove, come onde in un mare agitato, le dune si sovrappongono in uno spettacolo primordiale. La sabbia, proveniente dal lontano Orange River, si è ammassata nel corso dei secoli creando uno straordinario effetto visivo fatto di caldi contrasti. A differenza delle antiche dune del Kalahari, quelle del Namib sono dinamiche, infatti si spostano ed assumono forme particolari per effetto del vento. La parte superiore della duna, rivolta in direzione dello spostamento, si chiama pendio di scorrimento ed è qui che la sabbia cade dalla cresta e scivola verso il basso. È qui la duna più alta del mondo: si trova qui nella zona di Sossus Vlei nel cuore del Namib ed è alta 390m, quanto un grattacielo di 130 piani o praticamente quanto l’Empire State Building (391m, con l’antenna: 448m). Le dune hanno un colore davvero incredibile: sono color salmone. Ma se si osservano le altre dune del Namib ci si accorge che i colori cambiano da zona a zona. E lo stesso accade in tutti i deserti del mondo. Si va dal bianco, al giallino, all’ocra fino a questo colore, così intenso. Da dove vengono tutte queste tonalità? Curiosamente, il colore vi indica l’anzianità di una duna. E questo perché con il passare dei secoli e dei millenni i granelli di sabbia si ossidano e da chiari tendono a diventare sempre più rossicci, è come se si arrugginissero. Quindi si può datare una duna a seconda del suo colore: quelle gialle sono le più recenti, i granelli hanno solo pochi millenni e più la tinta diventa calda, più la sabbia è antica.
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